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La storia non ci lascerà in pace

di Francesca Sanesi In un articolo del 3 luglio 2018, intitolato “ In difesa della storia ”, Luca De Biase argomenta in modo straordinario quanto “in questo presente tanto presente” una apologia della storia sia più che mai necessaria. Suggerisco di leggerlo a chi sia sfuggito, perché è raro oggi, fuori dagli ambiti accademici, sentir parlare di Marc Bloch e riportare alla luce le splendide e moderne intuizioni dello storico francese, fondatore nel 1929, insieme a Lucien Febvre, delle Annales d’historie économique et social , membro della Resistenza, arrestato, torturato e fucilato dai nazisti nel 1944. Almeno io, che ho lasciato l’Università con una laurea in Storia contemporanea un paio di decenni fa, avevo perso le tracce di ogni richiamo non solo all’opera complessiva di Bloch e alla sua influenza sul metodo storico, ma anche a quel libretto “Apologie pour l'histoire ou Métier d'historien” pubblicato postumo e incompleto dall’amico Febvre (io ne ho letto l’edizio...

Nesso di causalità

di Michele Silletti ( @MicheleSilletti ) Ho rincorso vanamente la possibilità di raccogliere con la logica tutti i punti, gli articoli, i titoli, gli argomenti che quotidianamente evidenziamo, per lavoro ma non solo, direi per “vita” o per modo d’essere. Ma l’avevamo detto in apertura di questo nostro blog che ci poniamo sempre più domande rispetto alle risposte che otterremo.  Parlerò della “mia” scienza, la statistica, come strumento delle altre scienze, delle evoluzioni che sta attraversando e dei collegamenti alla vita e agli oggetti di ogni giorno. Scienza strumento di altre scienze, quindi. Ciascuna con storie che nascono con l’uomo stesso, distinte ma collegate, a volte dipendenti o addirittura derivate. Ad inizio del secolo scorso, nel grembo dei Circoli di Vienna e di Berlino, nacque addirittura una filosofia della scienza con l’empirismo logico, in un momento in cui la relatività e la meccanica dei quanti avevano messo in crisi una funzione che all’uomo è sempre appar...

Tacita Muta

di Francesca Sanesi Il gender gap mi preoccupa, ne scrivo spesso. Vedo poca evoluzione in questo senso, vedo prevalentemente uomini al potere e al comando, che si esprimono esattamente da uomini, con un linguaggio che non mi appartiene e, anche indirettamente, mi mortifica in quanto donna. La necessaria diversità, che arricchisce, mi sembra, al contrario, si stia stemperando nell’accettazione generale di un modo di essere e parlare che svilisce il pensiero plurale e lo trasforma in un pensiero a dir poco dimezzato e che non mi rappresenta. Acquarello di Grazia Salierno Chiedo aiuto alla statistica, come sempre, non fidandomi pienamente del mio sentimento. Secondo l’ultimo Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile rilasciato da Istat il 18 dicembre scorso, nonostante i diversi progressi conseguiti a partire dal 2013 nella presenza di donne in Parlamento, nei consigli regionali (in questo caso, comunque, molto lenti) e nei consigli di amministrazione delle so...

Gestire il caos nella rivoluzione digitale

di Michele Silletti ( @MicheleSilletti ) Nel confronto quotidiano con qualunque interlocutore il caos è ritenuto la condizione lavorativa, ma anche esistenziale, più frequentemente in essere. Questo a prescindere dalla tipologia di interlocutore: creativi, umanisti, informatici, scienziati, logici, razionali, ottimisti o pessimisti, manager o impiegati che siano. E’ una condizione trasversale, democratica. In #aroom abbiamo parlato spesso di semplificazione ,  appunti e valore del tempo, ponendo l’accento su quello che siamo costretti a fare con una risorsa sempre più limitata che è, appunto, il tempo a disposizione.  Opera di  Grazia Salierno Il caos invece ci descrive “come” siamo costretti a fare, gestire, le nostre attività. Qualche anno fa leggevo Get things done di David Allen , un saggio sull’organizzazione delle attività basato sulle strategie teorizzate da Henry Mintzberg, scritto in un momento storico di svolta nelle logiche di funzion...

Data-driven

di Michele Silletti  @ MicheleSilletti Un vento nuovo sta soffiando anche nel mondo, apparentemente freddo e sterile, dei dati. Probabilmente non è percepibile in maniera molto evidente, è un mondo di ricercatori, studiosi solitari, visionari un po' folli, il mondo d i chi cerca significati nei numeri, cerca relazioni, studia, simula, testa. Di chi ambisce, addirittura, a predire il futuro. E' il mondo dei numeri, della misurazione dei fenomeni, come introducevo qualche settimana fa con il mio post  numbers . La Statistica, un mondo strano. Ma il vento sta cambiando. Dapprima sono iniziati a girare dei nomi sempre più intriganti: data miner, data scientist . Un’aureola di magia attribuita, però, sempre al singolo, allo studioso solitario, al visionario un po' folle. Ma anche questo confine, questo limite della condanna alla solitudine, sta lentamente crollando. Oggi si parla di società, organizzazioni, pubbliche amministrazioni “data-driven” .   Finalmente. L’ana...

Intelligenza Artificiale, Rivoluzioni ed Evoluzioni

di Michele Silletti  ( @michelesilletti ) E’ dappertutto. Potrebbe essere definita “cervello delle macchine” e se alle macchine iniziamo a dare delle sembianze umane ecco che ci ritroviamo catapultati in un film di fantascienza di fine anni ’70. Ma la realtà ha, invece, un risvolto molto più pratico. Aiutare o addirittura sostituire l’uomo nei lavori più gravosi, in quelli più difficili, in quelli più pesanti o in quelli più precisi. La diffusione e crescita dell’utilizzo di “macchine” è un fenomeno ormai diffuso, costante e inesorabile, con un incremento del 12% annuale e previsioni del +14%. Questa, quindi, è una evoluzione abbastanza naturale, spontanea e attesa. L’automazione dei processi produttivi, il passaggio alla IV rivoluzione industriale, non poteva che andare nella direzione di macchine, pur sempre guidate o progettate dall’uomo, con una “capacità di analisi” (e non spaventi questa possibilità) derivante da un utilizzo sempre più “attivo” delle infor...

Arte da Intelligenza artificiale: serve ad “aumentare” la nostra umanità?

di Francesca Sanesi Ho letto che i l collettivo francese Obvious ha sviluppato un software di intelligenza artificiale che ha generato, grazie ad un algoritmo, 11 ritratti derivanti dall’analisi di 15.000 dipinti realizzati fra il XIV ed il XX secolo. Il “Ritratto di Edmond de Belamy” è stato battuto all’asta da Christie’s al prezzo di 432mila dollari. Obvious usa GAN – Generative Adversarial Networks, due algoritmi che competono. Il "generatore" crea nuove immagini, cercando di far credere al "discriminatore" che le immagini generate siano reali . In un post  il collettivo spiega che i GAN analizzano le immagini, “ imparano dalle loro caratteristiche e sono   addestrati con l'obiettivo di creare nuove immagini che non siano distinguibili dalla fonte di dati originale. Questi modelli sono in grado di escludere qualsiasi immagine che non è rilevante (cioè che non ha abbastanza caratteristiche in comune con gli altri). Inoltre riproducono la nozione di...