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Il valore del dato e la trasformazione digitale

di Michele Silletti ( @MicheleSilletti ) Qualche anno fa Ann Winblad, la donna che ha costruito la Silicon Valley, una leggenda vivente nell'ecosistema delle startup dell’Information Technology, ritenuta una delle persone più influenti al mondo in questo settore, alla domanda di una giornalista su quale sarebbe stata la prossima grande innovazione ha risposto affermando che “ data is the new oil ”. I dati, l’informazione come materia prima, bene dal valore assoluto. Questa affermazione viene continuamente riproposta, sia che si parli dell’aspetto tecnologico, della digitalizzazione dei processi o dell’utilizzo dei dati tramite sistemi di intelligenza artificiale, o addirittura allargandoci a considerazioni economiche o politiche, la conoscenza dei dati, delle informazioni è un patrimonio enorme. La percezione del valore di questa nuova forma di ricchezza tra gli studiosi è un dato di fatto da diversi decenni, potremmo dire addirittura dal secolo scorso. Ma negli ultimi ...

Ideale e role model: storia di Malala, storia di Viviana

di Francesca Sanesi Qualche giorno fa era a Taranto, ospitata dalla Camera di commercio per cui lavoro, su iniziativa del locale Liceo Battaglini, la giornalista del Corriere della Sera Viviana Mazza. Era stata invitata per parlare del suo primo libro “ Storia di Malala ” ad una platea di studenti, studentesse e insegnanti. Quasi tutti conoscono Malala Yousafzai , giovane pakistana, “Premio Sakharov per la libertà di pensiero” nel 2013 e “Premio Nobel per la Pace” nel 2014, che da bambina ha pagato a carissimo prezzo la libera espressione della sua intelligenza: durante l’occupazione talebana del Pakistan ha aperto un famosissimo blog per la BBC per parlare del regime e, fra le altre cose, dell’importanza dell’istruzione, negata in quel periodo per editto. Quando poi i talebani sono andati via, un uomo ha provato ad ucciderla per punirla di quella scandalosa fama, ma lei, dall’Inghilterra dove i genitori l’avevano portata per curarla e difenderla, è rinata. Oggi è un simbolo, m...

La variabile "digitalizzazione"

di Michele Silletti ( @MicheleSilletti ) Chi lavora nell’ambito di una Pubblica Amministrazione ha il privilegio di osservare il rapporto tra Stato e Cittadino in un’ottica più ampia, può meglio comprendere la logica di “interesse collettivo” ma anche constatare i limiti od ostacoli che questo interesse può frapporre all’iniziativa individuale o al diritto del singolo. I due interessi possono essere spesso contrapposti, soprattutto in ordinamenti giuridici, come quello italiano, in cui la Pubblica Amministrazione è soggetta ad un diritto speciale, quello “amministrativo” che cerca di delineare i confini di una superiorità dell’interesse pubblico su quello privato. Gli ordinamenti giuridici, si sa, sono il frutto di accadimenti, tradizioni, culture differenti. L’analisi di questi elementi è alquanto affascinante, un insieme di storia, filosofia, dottrine di varia natura. Tutto questo oggi viene messo in seria discussione da una variabile che sta scompigliando un po’ tutte le dis...

La storia non ci lascerà in pace

di Francesca Sanesi In un articolo del 3 luglio 2018, intitolato “ In difesa della storia ”, Luca De Biase argomenta in modo straordinario quanto “in questo presente tanto presente” una apologia della storia sia più che mai necessaria. Suggerisco di leggerlo a chi sia sfuggito, perché è raro oggi, fuori dagli ambiti accademici, sentir parlare di Marc Bloch e riportare alla luce le splendide e moderne intuizioni dello storico francese, fondatore nel 1929, insieme a Lucien Febvre, delle Annales d’historie économique et social , membro della Resistenza, arrestato, torturato e fucilato dai nazisti nel 1944. Almeno io, che ho lasciato l’Università con una laurea in Storia contemporanea un paio di decenni fa, avevo perso le tracce di ogni richiamo non solo all’opera complessiva di Bloch e alla sua influenza sul metodo storico, ma anche a quel libretto “Apologie pour l'histoire ou Métier d'historien” pubblicato postumo e incompleto dall’amico Febvre (io ne ho letto l’edizio...

Nesso di causalità

di Michele Silletti ( @MicheleSilletti ) Ho rincorso vanamente la possibilità di raccogliere con la logica tutti i punti, gli articoli, i titoli, gli argomenti che quotidianamente evidenziamo, per lavoro ma non solo, direi per “vita” o per modo d’essere. Ma l’avevamo detto in apertura di questo nostro blog che ci poniamo sempre più domande rispetto alle risposte che otterremo.  Parlerò della “mia” scienza, la statistica, come strumento delle altre scienze, delle evoluzioni che sta attraversando e dei collegamenti alla vita e agli oggetti di ogni giorno. Scienza strumento di altre scienze, quindi. Ciascuna con storie che nascono con l’uomo stesso, distinte ma collegate, a volte dipendenti o addirittura derivate. Ad inizio del secolo scorso, nel grembo dei Circoli di Vienna e di Berlino, nacque addirittura una filosofia della scienza con l’empirismo logico, in un momento in cui la relatività e la meccanica dei quanti avevano messo in crisi una funzione che all’uomo è sempre appar...

Tacita Muta

di Francesca Sanesi Il gender gap mi preoccupa, ne scrivo spesso. Vedo poca evoluzione in questo senso, vedo prevalentemente uomini al potere e al comando, che si esprimono esattamente da uomini, con un linguaggio che non mi appartiene e, anche indirettamente, mi mortifica in quanto donna. La necessaria diversità, che arricchisce, mi sembra, al contrario, si stia stemperando nell’accettazione generale di un modo di essere e parlare che svilisce il pensiero plurale e lo trasforma in un pensiero a dir poco dimezzato e che non mi rappresenta. Acquarello di Grazia Salierno Chiedo aiuto alla statistica, come sempre, non fidandomi pienamente del mio sentimento. Secondo l’ultimo Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile rilasciato da Istat il 18 dicembre scorso, nonostante i diversi progressi conseguiti a partire dal 2013 nella presenza di donne in Parlamento, nei consigli regionali (in questo caso, comunque, molto lenti) e nei consigli di amministrazione delle so...

Gestire il caos nella rivoluzione digitale

di Michele Silletti ( @MicheleSilletti ) Nel confronto quotidiano con qualunque interlocutore il caos è ritenuto la condizione lavorativa, ma anche esistenziale, più frequentemente in essere. Questo a prescindere dalla tipologia di interlocutore: creativi, umanisti, informatici, scienziati, logici, razionali, ottimisti o pessimisti, manager o impiegati che siano. E’ una condizione trasversale, democratica. In #aroom abbiamo parlato spesso di semplificazione ,  appunti e valore del tempo, ponendo l’accento su quello che siamo costretti a fare con una risorsa sempre più limitata che è, appunto, il tempo a disposizione.  Opera di  Grazia Salierno Il caos invece ci descrive “come” siamo costretti a fare, gestire, le nostre attività. Qualche anno fa leggevo Get things done di David Allen , un saggio sull’organizzazione delle attività basato sulle strategie teorizzate da Henry Mintzberg, scritto in un momento storico di svolta nelle logiche di funzion...